i miei nipoti un giorno.........
Perché ci piace scegliere e abbiamo a quorum la democrazia; perché ci hanno sempre insegnato che votare è un diritto ma anche un dovere, e partecipare alle decisioni sul bene e il futuro di tutti è un privilegio troppo grande, conquistato con fatica e con il sangue, per permetterci di restare a casa; perché ci sentiamo cittadini di questo meraviglioso e bistrattato Paese, e ogni volta che possiamo diamo il nostro contributo, prendendo carta d’identità e tessera elettorale e andando al seggio di buon mattino, per respirare l’aria frizzantina della libertà; perché su quello che ci riguarda decidiamo noi, non qualche centinaio di parlamentari che non abbiamo eletto, perché sono stati tutti nominati; perché mettere i referendum all’ultima data utile ci è costato qualche centinaio di milioni di euro, e buttarli due volte non andando a votare non sarebbe carino; perché ci piace l’odore della scheda elettorale e il rumore che fa la matita sulla carta nel segreto dell’urna; perché magari siamo tra quel milione e quattrocentomila cittadini che senza casacche di partito, sfidando il freddo e le piaghe da banchetto, hanno firmato o fatto firmare i moduli per consentire a tutti di votare.
Perché domenica 12 e lunedì 13 giugno voteremo SI?
Perché la legge è uguale per tutti, potenti, impotenti, abbienti e nullatenenti; perché l’energia del futuro non sarà nucleare, e i pochi soldi del presente vanno spesi per la ricerca sulle fonti rinnovabili e la produzione di energia pulita; perché fra pochi anni prodursi elettricità sul tetto, anche senza incentivi, costerà meno che comprarla da qualunque centrale; perché il nucleare è il passato che ritorna, tragico e rischioso, e ci arriverà a uno sputo da casa (sapete dov’è Caorso?).
Perché l’acqua è mia e la gestisco io, senza pagare profitti a nessuno; perché adesso la pago poco, la uso bene, e posso controllare chi la gestisce, capire se butta via i miei soldi invece di fare manutenzione e migliorare la rete, se è lì solo per la poltrona o per fare davvero gli interessi dei cittadini; perché i beni comuni (acqua, aria, ambiente, salute, istruzione, territorio …) sono il futuro della politica e lo spazio del nostro essere cittadini sovrani: perché deve gestirli qualcun altro da fuori, quando lo facciamo meglio noi, qui, da soli e pagando di meno? Perché il vero mercato è quello che si fa in piazza, non quello che prima lo studi sui libri e poi quando meno te lo aspetti ti esce dal rubinetto; perché noi siamo una nuova generazione di cittadini, capace di mettere finalmente al centro le comunità locali, il bene di tutti e non quello di qualcuno.
Perché i miei nipoti un giorno, almeno di questo e sorvolando su tutto il resto, mi ringrazieranno.
Paolo Daccò
Presidente diocesano Meic
NON FARTI PORTARE VIA L'ACQUA
“Non farti portare via l’ acqua”
Tempo di referendum, quindi tempo di democrazia, di partecipazione, di cittadinanza.
Tempo di acqua, di nucleare, di legittimo impedimento.
Hanno cercato in tutti i modi di scipparci della possibilità di esprimerci – l’ ammissibilità del referendum sul nucleare, ad esempio, è stata decisa dalla Corte di Cassazione solo il primo di giugno, dopo che il Decreto Omnibus era intervenuto per cambiare in tutta fretta la normativa vigente – ora sarebbe un vero peccato lasciarcela scappare per pigrizia, per disinformazione o per indifferenza.
In gioco ci sono la nostra sicurezza (che per una volta non ha nulla a che fare con il “problema immigrazione”), la nostra salute e la salubrità dell’ ambiente in cui viviamo e in cui vivranno le prossime generazioni, la tutela dell’ acqua come bene comune indisponibile e non mercificabile, il riconoscimento del principio secondo cui “tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge” e non legittimamente “impediti” di fronte alla legge a seconda del ruolo che ricoprono. Ciascuno di noi è chiamato ad esprimersi e io, credo, debba farlo.
Per il destino della “nostra” acqua questo è un appuntamento determinante: si tratta di fermarne la privatizzazione attraverso l’ abrogazione del Decreto Ronchi nella parte (art. 23 bis) in cui impone l’affidamento ai privati della gestione del servizio idrico e di impedire loro di “fare profitti” sull’ acqua, evitando che la tariffa, pagata dai cittadini, a fronte dei consumi, sia comprensiva della remunerazione del capitale investito, come invece recita l’ art. 154 del Decreto Legislativo 152/2006, il cosiddetto Codice dell’ Ambiente.
Ma se i privati non possono “approfittare” della nostra acqua, che interesse altro potrebbero avere dall’ occuparsene? Le esperienze degli Ambiti Territoriali di Arezzo e di Latina, tanto per citare i precedenti più noti, dove dopo l’ affidamento ai privati le bollette sono schizzate alle stelle e il servizio è drammaticamente peggiorato, sono un monito per tutti quanti, quella della municipalità di Parigi, che dopo avere privatizzato il servizio idrico integrato ha fatto, saggiamente, marcia indietro tornando a una gestione totalmente pubblica è, anche al di là delle “questioni di principio”, un esempio importante.
Negli “affari” di acqua “pubblico è bello”, ce lo lasciate dire?
Noi ne siamo convinti e ci piacerebbe anche voi.
Ma se anche non lo foste non sarebbe, comunque, neppure questo, un buon motivo per dimenticarsi del prossimo appuntamento referendario: potreste e dovreste sostenerlo almeno in nome della libertà di poter scegliere da parte di ciascun Ambito Territoriale – nel nostro caso l’ Assemblea dei Sindaci della provincia di Lodi – per quale modalità optare nella gestione del servizio idrico: in questo momento, infatti, la normativa vigente impone l’ affidamento ai privati come unica strada percorribile, in totale sprezzo al tanto declamato rispetto delle autonomie locali.
Poche settimane fa, a Lodi, nel corso dell’ iniziativa dedicata alla “Green Economy”, è stato ospite Antonio Masarutto, docente universitario e direttore di ricerca allo IEFE, Istituto di economia e politica dell’ energia e dell’ ambiente presso l ‘Università Bocconi, il quale, ben lungi dall’essere un sostenitore del “pubblico” tout cour e neppure dei referendum, nella sua relazione ha più volte sottolineato l’ importanza, non tanto del modello gestionale – e noi rimaniamo non d’accordo con lui – ma della necessità della possibilità di scegliere, tra pubblico e privato, come perfettamente alternativi tra loro.
In questo momento, invece, anche scegliere è pura illusione: il Decreto Ronchi, votato da un Governo che fa della “libertà” un assoluto cavallo di battaglia (e non perde occasione per ricordarcelo), non consente la minima la possibilità di scelta: l’unico modello ammesso è l’affidamento ai privati, lo strumento per garantirsi l’interesse di questi ultimi, una adeguata remunerazione del capitale investito. Più chiaro di così è impossibile.
A fronte di tutto ciò chi – e sono davvero tanti - singoli o realtà associative, si è speso, in questi mesi, con forza e passione costituendo o aderendo al “Comitato Promotore per il SI’ ai Referendum per l’ Acqua Pubblica”, agisce nella comune convinzione della necessità di difendere l’ acqua dall’ assalto del mercato e degli speculatori, dal rischio mercificazione che, con le attuali politiche neo liberiste, trasformerebbe, davvero, l’ acqua da diritto di tutti a privilegio di chi “se la può permettere”.
Non possiamo rimanere indifferenti e vi chiediamo di fare altrettanto: perché è in gioco non solo la “nostra acqua” ma la nostra titolarità – presente e futura – di diritti imprescindibili in mancanza del cui riconoscimento saremo derubricati da cittadini a consumatori, da protagonisti a spettatori.
Venire a votare il 12 e il 13 giugno: “se non ora, quando?!”
Michela Sfondrini
CLAP – Comitato Lodigiano Acqua Pubblica
sabato 1 maggio referendum per l'acqua
Ricordiamo che sabato 1 maggio dalle 9,30 alle 12,30 in piazza della Vittoria a Lodi proseguirà la raccolta delle firme per proporre i referendum sull'acqua.



